Sondaggi: non c’è molto da fidarsi (soprattutto in Italia)

0

In campagna elettorale si moltiplicano i sondaggi e così è stato anche in queste settimane. Ogni giorno, ormai da qualche mese, uno o più istituti di ricerca diffondono i loro risultati e sulla base di essi si imbastiscono approfondimenti, articoli, dibattiti televisivi e ipotesi politiche. Ora e fino al 4 marzo la legge dice stop: non si potranno più pubblicare i risultati delle prossime ricerche. Ma le segreterie dei partiti continueranno a commissionarne di riservati mentre sul web chi è interessato alla politica ne cercherà i risultati su siti specializzati come Corse clandestine. 

Tanto interesse è del tutto naturale però fino a  che punto c’è da fidarsi di queste ricerche? Vediamo che cosa è successo negli ultimi anni.

Nel 2016 si vota il referendum per il Brexit. Guardate la tabella: quasi tutti i sondaggi danno il Remain vincente, anche se con uno scarto di pochi punti. Sappiamo come è andata: ha vinto il Leave.

 

 

In quello stesso anno, si svolgono le presidenziali americane. La Clinton sembra decisamente in vantaggio, come mostra questa tabella del New York Times:

E in effetti alla fine, sul piano dei voti, ne otterrà più di Donald Trump. Tuttavia il distacco è decisamente minore del previsto (46,1% per Trump, 48,2% per la Clinton) e questo fatto, combinato con il particolare sistema elettorale nordamericano, consente al repubblicano di vincere.

La Brexit e le presidenziali Usa del 2016 sono spesso portate ad esempio dell’inefficacia delle previsioni sondaggistiche, tuttavia va detto che in entrambi i casi il margine tra vincenti e perdenti era veramente risicato. I sondaggi, in quei due casi, fallirono, ma entro margini di errore accettabili e dichiarati (in genere i sondaggi ne ammettono uno tra il 2 e il 3% in più o in meno). Ciò significa che in quei due casi i sondaggi non sono stati particolarmente inaffidabili.

Se guardiamo alle elezioni francesi dello scorso anno, poi, dobbiamo dire che i sondaggi sono stati piuttosto precisi. Guardate la tabella relativa al primo turno delle presidenziali: la distanza tra previsioni e risultati è stata bassa per tutti i candidati.

Possiamo quindi concludere che, al netto del margine di errore dichiarato, i sondaggi sono affidabili? Forse all’estero ma non in Italia. Abbiamo avuto negli ultimi anni esempi di topiche clamorose. Nelle elezioni europee del 2014, il Pd era dato avanti di 2-4 punti rispetto al M5S. Invece l’effetto-Renzi determinò addirittura una ventina di punti di differenza! Alle politiche del 2013, queste erano le previsioni per la Camera:

I risultati finali risultarono sostanzialmente corretti solo per il centrodestra, mentre il centrosinistra prese oltre 5 punti in meno e il M5S circa 8 punti in più. Differenze enormi.

Conclusione: almeno nel nostro Paese, come deve ammettere anche il noto sondaggista Renato Mannheimer, i sondaggi sono diventati inaffidabili. Un decimo degli indecisi (che si contano a milioni) sceglie, secondo quanto dicono gli esperti, solo al momento di entrare in cabina elettorale. E’ anche probabile che molti, alle domande dei sondaggisti, diano risposte non sincere. Non dimentichiamo infine che la maggioranza di chi viene interpellato non risponde: parliamo di una percentuale enorme degli interpellati, dal 70% in su. C’è bisogno di aggiungere altro?

0

Commenti

commenti