Una certa kual kultura

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Tra chi segue e commenta la politica e la cultura, da qualche anno si è affermato il concetto di “ceto medio semicolto”. L’origine e la genesi dell’espressione è ben spiegata in questo articolo. In sintesi, il ceto medio semicolto è rappresentato da quella borghesia che lavora – o pensa di lavorare – di ingegno: il cosiddetto ceto medio “riflessivo”, generalmente di idee progressiste, che opera nelle cattedre, nella cultura, nello spettacolo, nel giornalismo, nella burocrazia, nel terzo settore, ivi compresi gli studenti e gli aspiranti insegnanti, aspiranti burocrati, aspiranti dirigenti del settore pubblico, aspiranti giornalisti. Non mancano, in questa categoria, anche i liberi professionisti, soprattutto avvocati, e quei giovani laureati che sognano di aprire un proprio studio. Come tutte le tipologie sociologiche, anche questa va presa con le molle ma la distinzione tra questo ceto medio “riflessivo” e il ceto medio “produttivo” (piccoli imprenditori, partite Iva, negozianti e così via) sembra piuttosto efficace.

Ora, perché tale categoria è stata definita “semicolta” da chi (il professor Gianfranco La Grassa) ha coniato il termine? Ma perché tale blocco sociale è scolarizzato e si sente culturalmente e moralmente superiore sia al popolino sia al “ceto medio produttivo” – che considera spesso volgare, “berlusconiano”, dedito solo all’accumulo di ricchezza (almeno finché la ricchezza si accumulava) – ma in realtà non è affatto realmente colto, se per cultura si intende la capacità di leggere la realtà sulla base delle conoscenze interiorizzate.

Il ceto medio semicolto, infatti, vive in una dimensione autoreferenziale: legge sempre gli stessi giornali, ascolta sempre gli stessi opinion maker, si abboffa dei soliti, inutili e manipolati talk show televisivi, frequenta gente che la pensa allo stesso modo e pur criticandolo, sostanzialmente ammira l’establishment di cui in molti casi vorrebbe prima o poi poter essere parte. E’ l’atteggiamento di quelli che “Monti è comunque una persona seria” e “se lo dice il tal ministro o la Banca d’Italia significa che è vero”. Tale categoria, di cui una espressione erano i famosi girotondi di Nanni Moretti, incorpora a sua volta due sottocategorie: coloro che hanno gli strumenti e il senso critico per vedere le storture e le menzogne del sistema, ma per interesse personale e inconfessabile non lo dicono (“finti semicolti”) e quelli che invece davvero non si rendono conto della ristrettezza e faziosità della loro visione.

Nanni e i semicolti

Un esempio tipico di questo atteggiamento lo abbiamo avuto negli ultimi anni con l’argomento euro. Ora, che uscire dalla moneta unica sia questione complicata è fuori discussione. Ma che aderirvi sia stata una fregatura per diversi Paesi e in primo luogo per l’Italia (non per le grandi corporation e i grandi speculatori, naturalmente, ma per il complesso dell’economia italiana) dovrebbe essere ormai pacifico. L’uomo della strada, “l’ignorante del popolino”, lo ha capito. Il ceto medio produttivo, in buona parte, pure. Il ceto medio semicolto no: nella migliore delle ipotesi lo ha oscuramente intuito ma pubblicamente lo nega. Esiste una sterminata letteratura scientifica che lo dimostra? Una gran mole di dati che lo conferma? Il giudizio chiaro di tanti economisti? Tutto ciò non conta, perché per il semicolto hanno importanza soltanto i pronunciamenti dell’establishment. E l’establishment si esprime attraverso un’arma potentissima: i giornali e le televisioni che esso possiede, che sono il 90% del sistema dell’informazione; le firme e i volti noti; gli economisti che, invece di fare ricerca e studi, appaiono in tv e lavorano per il governo perché hanno puntato tutto su carriera e prebende, meglio ancora se sono quelle elargite dalle grandi banche d’affari. Ecco perché un Monti, mediocre economista con all’attivo pochissime pubblicazioni scientifiche ma fido funzionario del potere finanziario e quindi sovraesposto mediaticamente, conta agli occhi del semicolto cento volte di più di uno Stiglitz, che avrà pure il Nobel e una serie impressionante di studi, ma per il grande pubblico dei media italiani è uno sconosciuto.

Naturalmente, il semicolto frequenta assai Internet: è pur sempre scolarizzato e al passo con i tempi! Ma, conformista fino al midollo come è, evita come la peste di informarsi su siti che non siano istituzionali, bollandoli come “roba per complottisti”, quando in realtà esiste la controinformazione buona e quella cattiva, esattamente come esistono articoli buoni o articoli manipolati sui siti dei grandi giornali.

Nella polemica, il semicolto non è uno sprovveduto, per cui aspettatevi da lui tutta una serie di obiezioni, per quanto farlocche. Come i “tifosi della politica” (categoria che però è trasversale), il semicolto non è facile da affrontare ed è quasi impossibile che cambi idea. Di fronte ai dati e alle ricerche che dimostrano la correlazione tra recessione e moneta unica, tornando all’esempio del dibattito sull’euro, il semicolto vi risponderà che “i dati in sé non significano nulla” e che le cause vanno ricercate altrove: per esempio, e tipicamente (parliamo di una categoria che si sente eticamente superiore), nella famosa “corruzione” del popolo italiano, nelle “mafie” o nella “burocrazia” (settore di cui però il semicolto spesso campa, visto che non di rado vi lavora).

Gli fate osservare che tali fenomeni sono sempre esistiti ed esistono ovunque? Gli portate riscontri scientifici (ripeto: scientifici) che non lasciano spazio al dubbio o che almeno meriterebbero di essere seriamente considerati? Niente da fare, non servirà a nulla. Avrà sempre una scusa per non mettere in discussione il mondo autoreferenziale e rassicurante in cui vive. L’esperienza del resto insegna che ben poche cose sono tante faticose quanto l’esercizio dell’onestà intellettuale. Finché non produce danni diretti e pesanti, una rassicurante menzogna è ampiamente preferita a una scomoda verità. E a loro difendere il sistema costa abbastanza poco, perché il semicolto, in genere, nel sistema campa benone o comunque vive decentemente.

Lo confesso: preferisco confrontarmi con l’ignorante che sta al bar sotto casa, che non ha sovrastrutture mentali, pregiudizi o interessi da difendere ed è quindi aperto al dubbio, che parlare con un semicolto. Ma so che ogni tanto non si può evitare di dibattere con costui. In natura certi processi sono impossibili, ma esistono sempre i miracoli…

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