Tipi da Facebook

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Sono ormai alcuni anni che sono entrato nel magico mondo del web 2.0 e che frequento assiduamente i social network, in particolare la piattaforma principe che è quella di Facebook. Complice la diffusione e il perfezionamento degli smartphone, oggi il web è fruibile 24 ore su 24 anche in assenza di un personal computer ed i social ne hanno beneficiato tantissimo, se è vero che attualmente Facebook conta quasi 1,7 miliardi di utenti mese nel mondo (il 38% della popolazione mondiale online), di cui oltre un miliardo si collega ogni giorno, mentre il 90% vi accede anche via cellulare. Il fatturato nel 2015 è stato di quasi 19 miliardi di dollari: quindi chiunque ha un proprio profilo su Facebook vale dieci dollari all’anno.

Si tratta di un business e di un fenomeno enorme che non potrà che proseguire. Chi aveva pronosticato una decadenza dei social network finora è stato smentito e quasi certamente verrà smentito anche in futuro. I social in generale e Facebook in particolare hanno infatti enormi possibilità di sviluppo. In Italia gli utenti sono già 28 milioni (di questi 25 si collegano anche da smartphone o tablet: l’Italia, lo sappiamo, ha una lunga tradizione di utilizzo massiccio dei cellulari) ma sono spesso “utenti deboli”: potrebbero usarlo di più e soprattutto meglio, nel nostro Paese quanto all’estero. Ed è quello che probabilmente avverrà.

Scene dal Terzo Millennio.

Dal momento che mi occupo anche di contenuti social per le aziende  e una certa esperienza me la sono fatta sul campo, non posso che confermare quanto Facebook sia poco sfruttato: tantissime persone o società, organizzazioni, piccole e medie imprese non lo utilizzano adeguatamente. D’altro lato, uno studio americano di qualche tempo fa divideva gli utenti dei social in queste categorie:

  1. I non attivi (41%): sono quegli utenti che non si connettono a un social da circa un mese. Questa tipologia di persone di solito appartiene al genere maschile, ha poca fiducia nei social network e tiene molto alla sua privacy: non vuole far sapere cosa fa o cosa gli piace.
  2. Le new entries (15%): sono gli utenti passivi; quelli che si iscrivono principalmente per non “rimanere indietro”. Queste persone usano i social per mantenere e incrementare le loro relazioni online.
  3. Gli spettatori (16%): si iscrivono a differenti social network ma pubblicano di rado perché non vogliono mettere online la propria vita. Questo tipo di utenti usa i social per stare al passo con i tempi ed essere aggiornato sulle attività degli altri iscritti (feste, inviti a eventi, compleanni ecc… ).
  4. Cliquers (6%): si iscrivono ad un unico social network, principalmente Facebook. I cliquers sono per la maggioranza donne, molto attive in rete, che pubblicano di frequente in bacheca, aggiornano il loro status, commentano e mettono foto. Questi utenti stringono amicizia solo con utenti che conoscono: amici e familiari.
  5. Mix-n-Minglers (19%): sono utenti molto attivi su diversi social. Di solito sfruttano questo canale per tenersi aggiornati con offerte di determinati marchi-prodotti; sono attenti alla privacy e le loro amicizie in rete li influenzano parecchio.
  6. Sparks (3%): usano i social come forma di auto-espressione, scrivono di frequente e trascorrono molto tempo online. Nonostante siano interessati ad un discorso di privacy, gli sparks sono gli utenti con un profilo pubblico, con poche restrizioni. Questi utenti sono  molto interessati alle offerte online e scrivono il loro parere –positivo/negativo- su ciò che comprano.

Nella pratica, la maggioranza degli utenti di Facebook (persone ma, incredibilmente, anche aziende o attività) ancor oggi crea un profilo tanto per poter dire di “esserci” ma lo frequenta poco o nulla. Da notare che coloro che usano Facebook per esprimere le proprie idee, convinzioni, per dibattere, insomma, sono soltanto il 3%: il numero dello studio può essere impreciso o datato, costoro saranno probabilmente qualche punto percentuale in più, ma rappresentano comunque una minoranza molto ristretta. Sono decisamente di più persino coloro che usano la piattaforma di Mark Zuckerberg  per proporre o acquistare promozioni e prodotti (attorno al 20%, percentuale peraltro ancora bassa rispetto alle potenzialità del mezzo).

Di certo, la stragrande maggioranza di chi usa Facebook lo fa ancor oggi per “cazzeggio” o per postare le foto del gatto, del cagnolino, della fidanzata, del piatto ai frutti di mare (e pazienza se è pure bruttino), della spiaggia in cui si trova (e pazienza se non sono i Caraibi). Ma più il web 2.0 si sviluppa, meno sarà così. Nonostante il livello socio-culturale non esaltante delle persone nelle moderne società di massa, è prevedibile che con il passare del tempo l’approccio disimpegnato rimarrà, ma sarà affiancato da un aumento di interazioni legate al commercio o al dibattito sui temi caldi. Magari sarà la qualità degli interventi a non progredire granché, ma al web non si può chiedere tutto.

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