Il doppiopesismo del Sole 24 Ore

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E’ o non è fantastico questo recentissimo editoriale del Sole 24 Ore? Si, prendetevi dieci minuti e leggetevelo tutto, perché è davvero meraviglioso. Pensateci bene: fino a che il sistema euro colpiva la struttura produttiva italiana nei suoi pesci piccoli (piccole e medie imprese e loro dipendenti, lavoratori, negozianti, partite Iva, giovani), il giornalone di Confindustria ha sempre difeso a spada tratta e con poche eccezioni la moneta unica e le sue regole di austerità, che impongono controriforme che vengono curiosamente spacciate per “riforme”. Ora che però, come la vicenda Mps insegna, a venire colpiti sono lorsignori, ovvero i grandi gruppi industriali che hanno delocalizzato oppure hanno virato sulla finanza, dismettendo le attività produttive e buttandosi in particolare sul comparto bancario, la meravigliosa unione monetaria diventa improvvisamente ingiusta e criticabile. E si chiede al governo italiano e al suo ministro dell’Economia di alzare la voce a Bruxelles, dopo avergli chiesto per anni di fare gli inchini alla Troika – richiesta, peraltro, prontamente esaudita.

roberto-napoletano

Ora che la Ue chiede per il salvataggio della banca senese non più 5 ma 8,8 miliardi, cifra che probabilmente sarà destinata a salire, e si prospetta l’eventualità che lo Stato, strangolato dalle regole dei Trattati euristi improvvidamente firmati, non riesca a garantire in futuro la tenuta del sistema bancario, il direttore del Sole Roberto Napoletano (nella foto) si accorge improvvisamente che la Unione monetaria è “un club della finanza internazionale dove tedeschi e francesi comandano, gli spagnoli si “aggiustano”, e gli italiani pagano il conto di tutti”.

Buongiorno, direttore Napoletano, ben svegliato. Noi da queste parti lo diciamo da anni: l’euro è fatto su misura di francesi e soprattutto tedeschi, gli spagnoli vengono tollerati (loro possono sforare allegramente il rapporto deficit/Pil: in quanto debitori delle banche nordeuropee non possono e non devono essere strangolati), mentre gli italiani, in quanto concorrenti dell’industria manifatturiera tedesca, devono essere distrutti. Esagerazioni? Sono affermazioni così esagerate che persino  il direttore del Sole 24 Ore le avalla in pieno: “alla fine di tale circolo vizioso lo scenario più probabile è che le banche francesi si comprino quelle italiane, finanzino, ben pagando, l’acquisto di Made in Italy e, magari, mobilitando unitariamente il sistema francese, fatto di credito, compagnie assicurative, tecnocrati e politica, arrivino a stringere il collo anche alle Generali.”

Più chiaro di così! Napoletano, il direttore del giornale dell’establishment, eurista fino al midollo, montiano fino al midollo, deve ammettere quel che gli euroscettici (questi ignoranti populisti che però hanno studiato Keynes) dicono da anni: la moneta unica e le sue regole stanno portando il Paese alla distruzione della sua capacità produttiva, che si è già contratta in questi otto anni di crisi del 25% circa (una cifra enorme), spalancando la strada alle acquisizioni delle nostre eccellenze a prezzi di saldo.

Che cosa è cambiato? Come mai Napoletano e il Sole se ne accorgono soltanto ora? Non certo perché sono incompetenti (oddio, forse i 50 milioni di buco del giornale potrebbero farlo pensare, ma pare si tratti più di malversazioni che di incapacità). Ma perché, come gran parte della stampa italiana, essi sono, ahimè, terribilmente faziosi. Come dicevo, fino a che il conto veniva presentato ai pesci piccoli, l’Unione monetaria andava benissimo, salvo qualche piccolo correttivo. Ora che però a pagare potrebbero essere i grandi capitalisti italiani, arrivano denunce e rivolte contro Bruxelles. “Francesi, tedeschi, spagnoli non possono dare lezioni a nessuno, ed è troppo comodo (oltre che immorale) fare in modo che il mondo si occupi solo di noi, si deprezzi il patrimonio finanziario e industriale italiano e, per questa via, fare sì che i “padroni” del club europeo ci comprino a prezzi di saldo”, scrive il giornale principe della teoria per sempliciotti secondo cui “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. No, secondo Napoletano, ora se l’Italia è in ginocchio non è più soltanto per colpe sue ma anche per una precisa scelta politica dell’asse franco-tedesco, contro cui Gentiloni e Padoan dovrebbero alzare la voce. Per i disoccupati, i precari, le pmi, i negozianti, non ne valeva la pena. Ma per gli azionisti dei grandi gruppi bancari e finanziari italiani, il discorso cambia.

Cambia, però, soltanto fino a un certo punto. Ed è questo che Napoletano e lorsignori in fondo sanno e più temono. I rapporti di forza a Bruxelles sono infatti ormai cristallizzati da anni. Francesi e soprattutto tedeschi ripetono ogni santo giorno di non essere disponibili ad alcuna sostanziale concessione. Hanno il coltello dalla parte del manico: glielo abbiamo dato noi, lasciando che fissassero le regole che più convenivano loro (e meno a noi).

Lo stesso ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, il giorno prima, aveva risposto così a Napoletano, che gli chiedeva se il governo italiano intendeva opporsi a Bruxelles: “La richiesta di 8,8 miliardi per l’aumento di capitale di Monte dei Paschi è una decisione votata dal board della vigilanza della Bce, anche se a maggioranza e non all’unanimità, e come tale non è contestabile perché la vigilanza è un’autorità indipendente”. Non è irragionevole pensare che l’editoriale sia nato proprio a seguito di quell’intervista, nella quale Padoan si era fermato alle lamentele verso il trattamento alla “greca” riservato alle banche italiane ma aveva escluso azioni efficaci di contrasto. Insomma, le risposte di Padoan non avevano tranquillizzato Napoletano. E Napoletano ha sfornato questo editoriale per far capire a Padoan cosa si aspettano da lui e da Gentiloni i padroni del vapore.

Si tratta però di una richiesta che difficilmente verrà esaudita, stavolta. Chi ha sempre agito da fedele esecutore è quasi impossibile che riesca d’incanto a interpretare il ruolo del protagonista e a contrastare coloro a cui ha sempre concesso di fissare regole ed eccezioni. Vale per Padoan, come vale e valeva per Gentiloni, Renzi, Letta, Saccomanni, Monti, Tremonti e così via.

Speriamo di sbagliare, e che la classe politica che è al governo – che è poi quella che ci ha cacciato in questo tunnel – sappia tirarcene fuori, in tempo per salvare non soltanto i grandi gruppi industriali e finanziari ma anche e soprattutto tutti gli altri, che hanno molto meno e finora hanno perso molto di più. Lo speriamo, appunto, ma ci scommetteremmo meno di un soldo bucato.

 

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