Social cafoneria

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social network non sono caratterizzati soltanto da un sostanziale disimpegno dei suoi utenti, come abbiamo spiegato in questo articolo, ma anche da un fenomeno antipatico, anzi odioso: quello della maleducazione reiterata. Un male che riguarda, a dire il vero, soprattutto chi il web lo usa di più e ama partecipare ai dibattiti che vi si svolgono (e dal quale, beninteso, non mi sento del tutto immune: anche nel virtuale, siamo tutti un po’ peccatori). Insomma, nei social la partecipazione attiva e impegnata non è solo minoritaria ma anche infestata dai cafoni. E in una percentuale superiore rispetto a quanto osserviamo nella vita reale.

Perché su Facebook e sugli altri social la cafonaggine è tanto diffusa? I maleducati e gli arroganti sono attirati dal mezzo? Non c’è alcuno studio che lo dimostri, mentre ci sono studi che provano come il web possa togliere alcune inibizioni e dia una falsa impressione di protezione: certe cose è molto più facile dirle davanti a una tastiera (se poi si usa uno pseudonimo o un profilo falso, meglio ancora) che sostenerle vis-à-vis.  Per ragioni pratiche e psicologiche.

Ecco quindi che su Internet, e sui social in particolare, i maleducati, i presuntuosi, gli arroganti da latenti o occulti diventano palesi e rivelano la loro vera natura. Purtroppo questo fenomeno (cui va aggiunto quello dei troll per scelta o per lavoro: ma questo è un altro discorso) ha delle sgradevoli conseguenze.

Vittorio Sgarbi, precursore della cafoneria del Terzo Millennio.

La prima è che simili personaggi inquinano le discussioni, trasformandole spesso in risse virtuali che non servono a nulla se non all’ego di chi vi partecipa. La seconda è che il cafone alimenta l’aggressività altrui: se mi tratti a pesci in faccia, rispondo a pesci in faccia (solo pochi hanno la freddezza e l’intelligenza di attivare quella massima forma di disprezzo che è il silenzio). Un’ulteriore conseguenza, è che certi comportamenti “virtuali” hanno conseguenze reali: come spiega uno studio citato quidue persone su cinque ammettono di aver troncato i contatti con un’altra persona dopo un alterco virtuale, mentre una su cinque riporta di aver ridotto i contatti reali con una persona dopo un bisticcio online. E si potrebbe continuare elencando altri danni ancora provocati dalla maleducazione sul web.

Il cafone si riconosce in molti modi e in genere si smaschera alla svelta. Di solito la maleducazione emerge fin dalle prime conversazioni e porta a galla alcune tipiche caratteristiche della personalità: arroganza, mancanza di rispetto per gli altri, incapacità di valutare l’interlocutore. Questi soggetti infatti esordiscono nei dibattiti online con frasi del genere: “post spazzatura”; “sciocchezze”; “considerazioni da ignoranti” e così via.

Il cafone non interverrà mai come dovrebbe fare la persona equilibrata e intelligente, con frasi tipo: “A mio avviso le cose non stanno così”; oppure: “Non concordo per la seguente ragione” o ancora: “Mi puoi dire in base a quali competenze sei giunto a questa conclusione?”. Del resto, si sa, all’arroganza si accompagna spesso e volentieri l’ignoranza o l’incompetenza sull’oggetto della discussione. Ma anche se l’obiezione fosse giustificata e nel merito il cafone avesse ragione, è l’approccio che usa che lo definisce per quello che è: un presuntuoso, un pallone gonfiato privo di empatia.

Ora, intendiamoci, se una persona ci conosce bene, è competente nella materia di cui si sta discutendo, è al corrente del nostro percorso culturale e professionale e della nostra preparazione, possiamo accettare che qualche volta, di fronte a un’affermazione che ritiene totalmente sbagliata, costui intervenga bruscamente. Qualche discussione aspra e qualche piccolo duello virtuale è nell’ordine delle cose, soprattutto se esiste una certa conoscenza (reale o virtuale) di fondo. Ma non è affatto accettabile che una persona che ci conosce superficialmente, mai si cura di conversare con noi online o nella vita reale, non manda mai neppure gli auguri di Buon Compleanno o Buon Natale, insomma dimostra un totale disinteresse verso di noi, intervenga spesso o di tanto in tanto solamente per contestare in modo aggressivo le nostre affermazioni, come se la bacheca altrui fosse lo sfogatoio ove magnificare le sue spesso mediocri tesi e la sua vis polemica da quattro soldi. Tutti noi sui social abbiamo qualche contatto che ignoriamo. Ma il buon senso ci impedisce di farci vivi soltanto e unicamente per polemizzare. Allora molto meglio stare zitti, no?

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