Rondolino colpisce ancora

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Né il Pd, né l’Unità hanno sconfessato le parole pesantissime di Fabrizio Rondolino rivolte via Twitter negli scorsi giorni agli insegnanti: “ignoranti”, “capre deportate”, categoria rappresentata da sindacati parassitari che meriterebbe “licenziamenti di massa” e via discorrendo.

Eravamo stati facili profeti nell’ultimo post pubblicato solo due giorni fa: la categoria dei docenti, a livello generale, è sempre stata così benevola e arrendevole verso il Partito Democratico, pensando di riceverne in cambio protezione e garanzie, che adesso non ha più la forza, e forse neppure la volontà, di protestare in modo organico e deciso. Non riesce più neppure a ottenere rispetto. Qualche parlamentare della sinistra Dem, come l’onorevole Camilla Sgambato, protesta, ma si tratta di poco più di un gioco delle parti: in altri tempi, espressioni di questo genere avrebbero portato alla chiusura di qualsiasi rapporto professionale tra l’editorialista e l’Unità. Oggi invece non succede nulla, Rondolino resta al suo posto, non chiede scusa, anzi rilancia e riprende a manganellare. Ecco gli ultimi tweet:

 

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L’ex consigliere di D’Alema (e della Santanché) continua a definire i docenti (soprattutto se meridionali) mediamente incapaci, responsabili dell’analfabetismo di ritorno e viziati. Più gli insegnanti insorgono, più lui rincara la dose, probabilmente pure soddisfatto del clamore che riesce a suscitare.

Del resto, comunicati come questo, seppur duri nel tono, rimangono soltanto parole. E’ giusto scrivere: “Desta meraviglia che un quotidiano nazionale, di cui socio azionista è un partito al governo del Paese, possa ospitare nelle sue pagine articoli di un giornalista che si è permesso di istigare la polizia alla violenza fisica sugli insegnanti in occasione di una manifestazione a Roma del giugno 2015 e che non perde occasione di gettare impropriamente discredito diffondendo informazioni non veritiere”. Ma certamente, senza proposte di azioni concrete e di massa, queste parole servono a ben poco.

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Matteo Renzi presenta la sua riforma della scuola alle capre deportate.

Qualcuno tra gli insegnanti propone di ignorare quanto scrive Rondolino, facendone un caso personale. E’ un grave errore. Se Rondolino scrive e continua a scrivere certe cose, ben sapendo di essere una delle firme di punta della pur disastrata Unità, è perché il giornale, e di conseguenza la segreteria del partito, gliele lascia scrivere o permette che uno dei suoi collaboratori più invitati in tv (è spessissimo presente ai talk show) esprimano simili concetti.

Certo, la sinistra Dem stigmatizza ma come al solito non ha alcuna influenza e non metterà mai a rischio le poltrone che ha per difendere incisivamente questa o quella categoria dagli attacchi di Matteo Renzi e dei suoi uomini. Perciò i docenti dovrebbero smettere di eludere la questione e rendersi conto che dietro le frasi di Rondolino c’è una precisa strategia, che devono decidere se contrastare seriamente oppure no: il graduale impoverimento della scuola pubblica a favore di quella privata, l’applicazione della deregulation già avviata con il Jobs Act anche al settore pubblico, la ricerca del voto di chi sostiene idee apertamente liberiste o comunque vede il pubblico impiego come il fumo negli occhi.

 

Post scriptum – Che i lavoratori del pubblico impiego abbiano avuto e ancora abbiano alcuni vantaggi rispetto ai lavoratori del settore privato, a parità di qualifiche e salari, è in parte vero. Esiste un problema di equità. Il tema è complesso e importante ma andrebbe affrontato portando degli argomenti e non assestando bastonate mediatiche.

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