Rondolino cervello fino

0

Un tempo l’Unità ospitava gli articoli di Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Cesare Pavese e tanti altri. Oggi bisogna accontentarsi di leggere Fabrizio Rondolino. Intendiamoci: la decadenza dello storico giornale del Pci-Pds-Ds-Pd viene da lontano. Sono anni che il quotidiano fondato da Antonio Gramsci sopravvive, tra un fallimento e l’altro, mantenuto in vita dai finanziamenti pubblici (ne ha incassati per 155 milioni dal 1990 al 2014) e da qualche “generoso” imprenditore. Basti pensare che la diffusione è arrivata alla risibile cifra di 20mila copia al giorno (nel 2014), quando erano 72mila soltanto nel 2001.

Se l’Unità stava già male, la presenza da un anno a questa parte di Rondolino come editorialista di punta sta però dando il colpo di grazia a quel poco di credibilità e di autorevolezza che ancora rimaneva al giornale che fu del Pci. L’ex responsabile comunicazione di Massimo D’Alema (e di Palazzo Chigi quando D’Alema era premier), ma anche ex editorialista del berlusconiano Il Giornale (ed ex consigliere di Daniela Santanché: sì, ha ricoperto anche questo ruolo), più che un opinion maker è un manganellatore mediatico. E provvede ad assestare dolorose bastonate verbali a chiunque metta in discussione le scelte di Matteo Renzi, il suo nuovo riferimento politico (il suo nuovo “padrone” dice qualche malpensante).

Rondolino2
Le polemiche impazzano e Fabrizio Rondolino se la ride.

Nell’esercitare la sua opera di “persuasore”, Fabrizio Rondolino (che Marco Travaglio chiama perfidamente “Rondolingua”) non guarda in faccia a nessuno, né sul giornale né sul suo profilo Twitter, che usa in modo continuo e indubbiamente efficace. La sua specialità sono i nemici interni, cioè coloro che dentro al Partito Democratico mettono in discussione (o, più spesso, fingono di farlo) la linea del segretario. Per esempio, la cosiddetta “sinistra dem”, che non farebbe male a una mosca ma contro cui Rondolino non si è risparmiato.

Tra i nemici interni, però, l’aggressivo Fabrizio ne ha individuato uno peggiore degli altri: i docenti, rei di lamentarsi per la riforma della Buona Scuola (lamentarsi, dico, perché una vera protesta continua, organizzata e di massa non c’è stata). Sono soprattutto i trasferimenti ad altre sedi, anche molto lontane (in genere dal Sud verso il Nord), che stanno facendo borbottare gli insegnanti italiani. Ebbene, verso le flebili e disorganizzate proteste di una categoria che, come sanno anche i sassi, ha sempre votato in massa Pd (con l’eccezione probabilmente di tanti precari), Rondolino ha prima pubblicato questo delicato tweet:

CpImxG7XgAEf7AF

Passa qualche giorno e invece di scusarsi, Rondolino che fa? Insiste e rilancia con un tweet ancora più sprezzante. Eccolo:

capre

 

“Capre deportate”: questo sono per Rondolino i docenti meridionali (il dettaglio geografico conta, eccome) che si lamentano per i trasferimenti loro imposti dalla Buona Scuola renziana.

A questo punto, qualche conclusione (e qualche domanda) possiamo formularla.

  • Le proteste degli insegnanti impazzano in queste ore sui social. Molti di loro chiedono che il Pd prenda le distanze dalle frasi di Rondolino. E’ però il caso di ricordare ai docenti e alle loro associazioni che lo scorso anno, quando si approvava la Buona Scuola, Rondolino aveva espresso concetti molto simili, come questi due:

rondolino-2

 

 

 

 

rondolino-4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Che senso ha chiedere che il Pd “si dissoci”? Se il problema è la Buona Scuola, è quella che va contrastata e fino in fondo, con la stessa nettezza con cui si sarebbe fatto se a proporla fosse stato un governo di centrodestra. L’impressione, anzi la certezza, è invece che gli insegnanti non abbiano la forza, la compattezza e la convinzione necessarie a fare una simile battaglia e quindi si accontentino di un comunicato del partitone che dica: “Rondolino ha esagerato”, magari con tanto di bella frase consolatoria di Bersani o Cuperlo, in modo da potersi ancora sentire protetti e coccolati dal Pd anche se nei fatti non lo si è più;
  • Rondolino è cafone ma non è stupido. Se agisce in questo modo è perché sa di poterlo fare. Le sue sguaiate dichiarazioni ottengono infatti i seguenti effetti: gli insegnanti si arrabbiano ma si accontentano di una smentita o di una scusa da parte del Pd, che però continueranno probabilmente a votare; in ogni caso, non avranno la forza per fare quella battaglia contro la Buona Scuola che non hanno condotto quando era il momento (durante l’iter di approvazione della riforma, lo scorso anno); nel frattempo i docenti del Sud sono messi alla berlina da tutti coloro che hanno sempre considerato la categoria del pubblico impiego una categoria privilegiata o comunque “viziata”; si pongono le basi per creare una possibile frattura tra docenti meridionali e docenti settentrionali. In pratica, le frasi di Rondolino creano danni di immagine, forse, ma nella sostanza toglieranno ben pochi voti al Pd. E se anche li togliessero da “sinistra”, verrebbero rimpiazzati dai voti provenienti da “destra”, ossia da quei liberisti che vedono il pubblico impiego come fumo negli occhi;
  • Molti sostengono che i docenti “si meritino” un simile trattamento. E’ un giudizio condivisibile ma non perché i docenti siano o siano stati una categoria “privilegiata” (non hanno certo stipendi da favola e il loro è un lavoro importantissimo) ma perché, come categoria, si sono letteralmente rifiutati di vedere la mutazione genetica del Pd da partito di sinistra, per quanto moderata, a partito neoliberista, che colpiva soltanto marginalmente il pubblico impiego soltanto per ragioni di convenienza, cioè per non perdere una parte importante della sua base elettorale, ma non per convinzione. Ora, siccome il neoliberismo prevede il graduale smantellamento del pubblico a favore del privato, era evidente da anni, e ben prima dell’arrivo di Renzi, che prima o poi al redde rationem sarebbero arrivati anche gli insegnanti. Bastava riflettere su che cosa significava il governo Monti, dal Pd entusiasticamente appoggiato, con l’adesione senza se e senza ma anche della fantomatica sinistra bersaniana. Ma evidentemente riflettere all’epoca non conveniva, visto che ad essere colpiti da tagli, tasse e spending review erano altri.

Chi non vede la realtà perché non vuole mettere in discussione le proprie appartenenze e insiste ad informarsi usando organi di stampa di parte (l’insegnante che entra in classe con Repubblica nella borsa è un’immagine che molti hanno impressa nella loro mente) è destinato ad accorgersi delle cose soltanto quando lo toccano direttamente. E in questo caso, forse, neppure in quel momento. Rondolino è un fazioso ma non ha proprio tutti i torti.

0

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *