Quel furbone di Vittorio

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La tragedia del terremoto nel Centro Italia ha innescato tanta solidarietà ma anche tante polemiche che sarebbe stato meglio rimandare a tempi migliori: qualche giorno lo si poteva aspettare. La società della comunicazione di massa agisce però secondo schemi e tempistiche molto difficili da modificare e quindi le polemiche diventano immediate e fisiologiche. Soltanto che a tutto c’è un limite e il limite a mio avviso è stato superato dalla prima pagina di oggi del quotidiano Libero, diretto da quel volpone buono per tutte le stagioni che porta il nome di Vittorio Feltri. Eccola:

 

libero

 

La pagina è costruita in maniera astuta. Non c’è nessun termine razzista o anti-immigrati. E il titolo esprime anche un concetto corretto: uno Stato che non sa provvedere alla sicurezza dei propri cittadini nonostante li tassi pesantemente, è criminale, perché crea le condizioni per tragedie come quella di qualche giorno fa. Insomma, mi pare una pagina a prova di sanzione dell’Ordine professionale, per quel che può valere. Però, siccome ccà nisciun è fess, sappiamo tutti l’effetto di una simile impaginazione: qualunque lettore vede che, mentre gli italiani sfollati sono accampati in palestra, i giovani e atletici africani alloggiano nel “prestigioso” Hotel Plaza in qualità di nullafacenti. Se invece di averne solo tre, di stelle, l’insegna dell’albergo ne mostrasse quattro o cinque, l’effetto sarebbe stato anche migliore, ma pazienza.

Feltri è un furbo di talento e la pagina ha raggiunto il suo scopo: farsi pubblicità, innescando migliaia di commenti sui social e riproponendo scontri dialettici all’ultimo ban tra quelli che “prima gli italiani” e quelli che “l’accoglienza”. Si tratta però di dibattiti sterili e sbagliati e bisogna dire chiaramente che pagine come queste portano la discussione sull’immigrazione e i suoi costi al livello più basso e pericoloso: quello della guerra tra poveri.

Ora, quello dell’immigrazione è un tema serissimo e non è con gli appelli all’accoglienza che si risolve. I numeri fanno capire che il fenomeno, che fino a un paio di anni fa, era economicamente e socialmente ancora sostenibile, continuando di questo passo diventerà ingestibile sia per le casse pubbliche che per la tenuta sociale. Secondo gli ultimi dati forniti dal governo, i costi per “salvare” dal mare e poi ospitare gli immigrati (profughi ma soprattutto migranti economici) hanno toccato nel 2015 la cifra di 3,3 miliardi. La spesa è triplicata in soli due anni e nel 2016 sarà certamente molto superiore.  Il disagio per i problemi di ordine pubblico intanto cresce e ovviamente aumenta soprattutto fra le fasce popolari, perché è nei quartieri più poveri e periferici che gli immigrati vivono, non certo a Brera o ai Parioli. E poi c’è il problema della recessione: con la crisi e la disoccupazione che ci sono, e con le politiche di austerità che vengono imposte nel momento meno opportuno, chi è in difficoltà vede come il fumo negli occhi qualunque trattamento che sembri di favore riservato agli immigrati.

Tutte considerazioni sacrosante ma questa situazione è colpa degli immigrati? Sono gli immigrati che hanno creato i nostri problemi di bilancio o i parametri di Maastricht? Ma soprattutto, siamo così sicuri che il maghrebino, il siriano o il nigeriano che arrivano in Italia ricevano un trattamento così buono? Le oltre centomila persone che vivono nei centri di accoglienza variamente denominati (Cara, Sprar e simili) sono sovvenzionate con la somma di 35 euro al giorno. Sembrano tanti ma sono soldi che servono a coprire tutte le spese dell’accoglienza (sanitarie, legali, di manutenzione, di personale), quindi al migrante in sé non rimangono che uno o due euro al giorno nelle proprie tasche. Non mi pare una somma che possa consentire loro di fare la bella vita.

Certo, in uno Stato che dà sempre meno ai cittadini, e spesso nulla, questi benefici “minimi” possono apparire comunque ingiusti. Così come si può discutere del fatto che quello dell’immigrazione è anche un business, che può favorire soggetti furbi o senza scrupoli. Ma anche queste obiezioni nulla hanno a che vedere con gli immigrati in sé, che non hanno colpe e non devono essere additati a responsabili del disagio di tanti italiani, come fa implicitamente la pagina di Libero.

L’obiettivo non deve essere quello di contrapporre sfollati e rifugiati, italiani e nigeriani, poveri e poveri o quello di togliere agli immigrati i (miseri) benefici di cui godono per dare un’elemosina ai nostri concittadini che vivono sotto la soglia di povertà. Bisogna invece chiedere condizioni dignitose per tutti e discutere se e come ciò sia possibile e sostenibile. Bisogna portare il dibattito a un livello più alto perché, se continua su questa falsariga, non porta che a inutili polemiche buone solo per la propaganda politica.

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