Quanta confusione sul caso Lula!

0

Conosco molto bene il Brasile, per averci vissuto e lavorato diversi anni come giornalista e imprenditore e per avere rapporti pressoché quotidiani con quel Paese. Penso perciò di poter, anzi: di dover dare una mia valutazione sul caso Lula. Valutazione argomentata che si basa, oltre che sulla mia conoscenza personale di quel popolo, sulla lettura e l’ascolto alla fonte di ciò che sta avvenendo (programmi televisivi e giornali brasiliani) usando media di diversa tendenza: la stampa in Brasile non è compattamente pro o contro il PT e, almeno su questo genere di questioni, è più pluralista che in Italia.

Premetto che trovo i reportage di corrispondenti e collaboratori di giornali e reti televisive italiane ed europee molto deludenti. Lula ha sempre avuto buona stampa in Europa, anche presso i giornali e le televisioni mainstream. Le ragioni sono complesse e non è questa la sede per esaminarle. Ma questo atteggiamento eccessivamente accondiscendente crea disinformazione verso gli incolpevoli lettori. Dei blog di opinionisti politici e di controinformazione neppure parlo: nonostante siano molto interessanti quando hanno dimestichezza con un certo Paese o regione del mondo, quando invece non conoscono bene la situazione, finiscono per cedere all’ideologia e fabbricare versioni preconfezionate. Tipo: Lula=socialista che ama i poveri; opposizioni=liberisti filoamericani che manovrano i giudici a fini politici e simili semplificazioni.

Premetto anche che ideologicamente non sono affatto un liberista, credo nelle politiche di inclusione sociale e condivido alcune delle linee-guida di politica estera che Lula sviluppò durante i suoi mandati, come per esempio un rapporto meno stretto con gli Stati Uniti e il tentativo di porsi come interlocutore per un assetto multipolare in cui i Paesi Brics avessero un ruolo centrale. Quando Lula venne eletto, vivevo a Rio de Janeiro, e inizialmente gli diedi fiducia. Insomma: non esiste alcuna ragione, personale, politica o ideologica per cui dovrei criticare l’ex presidente brasiliano, anzi. Eppure, a differenza di buona parte della stampa europea, non mi sento affatto di difenderlo e di scandalizzarmi per il suo arresto. 

Cerco di spiegare il perché e lo farò attraverso affermazioni oggettive e documentate. Purtroppo, siccome la documentazione che fa la differenza è solo quella originale, e non certo le ricostruzioni dei giornali europei, mi rifaccio e rimando a testi in portoghese, che trovate linkati sotto. Ma con un po’ di pazienza e usando il traduttore di Google, anche chi non conosce la lingua può farsi un’idea abbastanza precisa. E ora veniamo ai punti a mio avviso focali.

1- La questione giudiziaria va distinta dal giudizio politico. Se la legge è uguale per tutti, e il principio vale pure in Brasile, bisogna sempre partire da qui. Perciò il discorso “Lula avrà anche rubato ma sempre meglio lui che un liberista onesto”, è valido (eventualmente) soltanto come discorso ideologico ma non è una considerazione che può e deve influenzare il giudizio sul suo destino di imputato e arrestato. In Brasile ci sono anche tante persone che dicono: “Maluf (ex governatore di San Paolo ed ex deputato del centrodestra, nda.) ha rubato tanto ma almeno ha realizzato grandi cose per la città”. Eh no, si può ammirare da sinistra Lula o da destra Maluf, ma se delinquono, sia Maluf che Lula debbono essere condannati. Siamo all’abc ma vedo che occorre ripassarlo.

2- I reati di Lula sono gravi e comprovati, almeno finora e almeno nei tribunali, che sono l’unico luogo deputato a decidere. Ciascuno può farsi le proprie idee ma alla fine in uno Stato di diritto bisogna rispettare le sentenze. Lula ha già affrontato diversi procedimenti giudiziari, sia di primo che di secondo grado, in diversi dei tanti dipartimenti della complicatissima giustizia brasiliana: tribunali locali, regionali, Supremo tribunale Federale e altri ancora. Ne è uscito sconfitto, con una condanna a oltre 12 anni per corruzione e riciclaggio di denaro. E parliamo solo della vicenda OAS-Guarujá. Altri processi (anche più gravi) e altre sentenze lo attendono. Lui si proclama innocente (come il 99% degli imputati in tutto il mondo) anche se, come spiega il link, le accuse sono gravissime: in cambio di commesse governative ad imprese “amiche”, in particolare OAS e Odebrecht, Lula avrebbe intascato tangenti sotto forma di milioni di reais, un mega appartamento a Guarujá e un altro appartamento nell’hinterland paulista, avrebbe inoltre favorito il gruppo di imprese del figlio che era coinvolto nell’acquisto di aerei da combattimento (nientemeno!) da parte del governo presieduto dall’amica Dilma. Lula potrà opporre ulteriori ricorsi e tentare di dimostrare la sua innocenza, intanto però la verità processuale si è espressa e va rispettata.

3- È falso che l’arresto sia palesemente incostituzionale. Questa è la tesi della difesa, ma la materia è assai controversa e il pronunciamento dell’organo di terzo grado (STF) non pare affatto peregrino. Come spiega bene questo intervento di un giurista, la Costituzione brasiliana non dice affatto che l’arresto va effettuato esclusivamente dopo una sentenza passata in giudicato ma rimanda la decisione all’organo giudiziario competente, che si può esprimere diversamente sulla base di considerazioni quali la flagranza di reato, l’inquinamento delle prove e soprattutto il pericolo dell’impunità a vita. Capisco che per un italiano con un minimo di cultura giuridica, tale prassi possa essere considerata poco commendevole, ma è proprio in questioni come queste che si misura l’enorme differenza culturale e pratica tra Paesi molto diversi. La Suprema Corte brasiliana, per fare fronte al problema gigantesco dell’impunità (in Brasile chiunque possa permettersi un buon pool di avvocati e quindi principalmente i politici, di fatto ha la possibilità di sfruttare le mille pieghe di quel sistema, ricorrendo in appello per anni, anzi per decenni. Al confronto l’Italia è un modello di certezza della pena), già due anni fa determinò, con provvedimento di interpretazione costituzionale (ADC n. 43 e 44) la legittimità dell’arresto a seguito di una sentenza di secondo grado. Ma anche prima del 2016 le cose non andavano molto diversamente, in quanto tale orientamento è stato prevalente in 21 dei 28 anni di vigenza dell’attuale Costituzione del Paese.  In conclusione: l’arresto di Lula è certo criticabile ma in sé non è anticostituzionale; è una decisione giudiziaria che si può discutere (possibilmente conoscendo molto bene le carte e non ad minchiam) ma non è un abuso a prescindere. Chi volesse approfondire la questione per capire se l’arresto è giustificato o opportuno può comunque leggere per esempio questa raccolta di opinioni di specialisti;  non vi aiuterà molto, però. Perché, come vedrete, il caso è così complesso che nemmeno gli addetti ai lavori riescono a giungere a conclusioni condivise. Quindi, please, si eviti di parlare di complotti e di scandalizzarsi.

4. Non esistono al momento evidenze che siamo di fronte a una condanna politica. Lula si dichiara “prigioniero politico” ma la sua tesi, francamente, è piuttosto debole. Come è debole la tesi che circola in certi ambienti secondo cui le indagini e i processi avviati in questi anni agli esponenti politici brasiliani ricorderebbe “Mani Pulite” e come Tangentopoli avrebbero un’ispirazione occulta. Sarebbero certi poteri forti, legati agli Stati Uniti e alle loro politiche neoliberiste e imperialiste, a guidare la mano dei giudici brasiliani, allo scopo di far fuori Lula e il PT. Anche ammesso che Tangentopoli rispondesse effettivamente a un disegno politico, i fautori di questo parallelismo dovrebbero spiegare come mai i giudici brasiliani abbiano messo sotto indagine anche due potentissimi esponenti proprio di quel centro-destra che le oligarchie filo-Usa dovrebbe proteggere. Parliamo dell’attuale presidente della Repubblica Michel Temer, che è accusato di corruzione in diversi procedimenti giudiziari e dell’ex candidato alla Presidenza 2014 – e avversario di Dilma Rousseff – per il Psdb Aecio Neves, che è già stato espulso dal Senato e su cui gravano quasi dieci pesantissimi capi di imputazione. E questi sono soltanto due esempi, perché gli esponenti politici brasiliani finiti nel mirino dei giudici negli ultimi anni sono tantissimi e appartengono a tutti gli schieramenti politici, sì, anche a quelli liberisti, filoamericani e avversi alle sinistre. La tesi del complotto politico per via giudiziaria, insomma, non sta proprio in piedi. La verità è che il livello di corruzione, che pure in Brasile è endemica come in gran parte dell’America Latina, è arrivato negli ultimi anni a livelli mai registrati e insostenibili.  Anche grazie a magistrati molto attivi come Sergio Moro, gli esclusi o gli insoddisfatti nel sistema corruttivo sono usciti allo scoperto e hanno iniziato a parlare innescando un meccanismo che prosegue.

5- Ci sono stati e ci saranno eccessi giustizialisti? Probabilmente sì, come per esempio è spiegato qui: del resto in un Paese dove da decenni domina l’impunità per i reati dei colletti bianchi, una reazione legalitaria e anche troppo “giacobina” non sorprende. Noi in Italia ci passammo 25 anni fa.  Ma eventuali esagerazioni giustizialiste non autorizzano a definire le inchieste verso Lula e il PT come determinate da un disegno occulto o, peggio ancora, inventate o inconsistenti. Così come il fatto che qualche singolo magistrato favorisca certi politici e usi due pesi e due misure (per esempio, la mancata concessione a  Lula del foro privilegiado, ossia di una forma particolare di immunità, è stata oggetto di grandi polemiche) può senz’altro verificarsi. Ma ciò non significa che l’attività della magistratura nel suo complesso non abbia credibilità.

6- Come ho già detto, prendere una posizione sulla vicenda processuale di Lula sulla base del giudizio politico che si ha di lui è un errore. Forse non per un militante ideologizzato ma certamente per un organo di informazione. Anche sul piano politico, però, c’è da dire che l’immagine di Lula veicolato dai media europei è, come minimo, benevola. Io non sarei affatto sicuro, per esempio, che Lula e il PT abbiano grandi meriti nella (limitata e temporanea) diminuzione dei livelli di indigenza in Brasile, mentre certamente hanno svolto un ruolo importante nel verticale impoverimento della classe media (e nell’arricchimento dell’apparato politico-sindacale, accademico e intellettuale che hanno creato. Vi ricorda qualcosa?). Sarà bene specificare poi che quando si parla di “classe media brasiliana”, non si parla di persone né ricche né benestanti, ma di gente che vive del proprio lavoro, non di rado priva di patrimoni o beni immobili e che oggi si ritrova indebitata fino al collo e sta precipitando nella povertà. Sarà bene anche riflettere sul fatto che uno dei modi più efficaci per eliminare la povertà estrema in un Paese come il Brasile (povertà estrema che non si ha in genere nelle favelas delle grandi città, al contrario di quanto si pensa, ma soprattutto nelle regioni del Nordest) è la creazione e il consolidamento proprio della cosiddetta “classe media”, senza la quale gli indigenti sono destinati solo ad aumentare.

Certamente Lula, soprattutto nel corso del primo mandato, ha fatto cose buone. Però, come vedremo, le scelte operate a livello politico-sociale sono assai più discutibili di quanto appaia dalle nostre parti. Pure gli statisti che portano avanti idee o ideologie che condividiamo a beneficio dello sviluppo complessivo del Paese devono rispondere alla legge. Ma, anche non volendo seguire questo basilare principio, bisogna comunque chiedersi: Lula è uno statista di tal fatta? Ho molti dubbi e li illustrerò in un prossimo articolo. Sempre basandomi sui fatti, i dati, le informazioni di prima mano. Al contrario di diversi miei colleghi.

 

 

0

Commenti

commenti