La rivolta per le “cicciottelle”

0

Faccio parte da vent’anni dell’Ordine dei Giornalisti, albo dei professionisti. Non so dire se l’Ordine sia utile, vada mantenuto così com’è, vada riformato o vada abolito. E’ però vero che raramente ho visto il nostro organismo agire con efficacia: ci sono Paesi nei quali l’Ordine dei giornalisti non esiste, i giornali sono posseduti, come in Italia, da grandi gruppi di potere economico-finanziario e tuttavia il livello e l’obiettività dell’informazione è un po’ migliore che da noi. Come molti sanno, siamo oltre il settantesimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa e se questo avviene evidentemente la responsabilità è anche dell’Ordine.

 

C_29_articolo_1112764_upiImgPrincipaleOriz
Il titolo dello scandalo.

Oggi però devo fare un plauso al nostro segretario Paolo Pirovano (che non conosco, lo dico per correttezza). Di fronte al licenziamento del direttore del Qs Quotidiano Sportivo Giuseppe Tassi (che pure non conosco) da parte dell’editore Riffeser Monti per l’infelice e sbagliato ma sostanzialmente innocuo titolo “Tiro con l’arco – Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico” Pirovano ha rilasciato, tramite Facebook, una dichiarazione coraggiosa e di buon senso: “Prendo atto che `cicciottelle´ è una gravissima offesa, costata il posto di lavoro al direttore di Qs. A coloro i quali chiedono la radiazione del collega, rivolgo un quesito: quali sanzioni applicare ai giornalisti che si rendono responsabili di gravi violazioni del codice deontologico? Tagliamo loro la mano destra? Ora dai sacerdoti della verità, dai censori dell’hashtag e dalle maestrine dal click facile (la penna rossa non è più politically correct) mi aspetto, per coerenza, una petizione alla Giochi Preziosi per cambiare nome al bambolotto Cicciobello con cui dal 1962 hanno giocato, giocano, sono cresciute e crescono intere generazioni”.

Bravo Pirovano, non è facile andare contro la corrente debordante del politicamente corretto. L’editore, per esempio, non ha saputo o voluto farlo. Rimane però un interrogativo: che genere di pubblico è quello che protesta in massa per un’espressione infelice e poi lascia passare senza battere ciglio le peggiori manipolazioni mediatiche anche quando diventano evidenti o vengono persino confessate? Mai nessuno, per esempio, che abbia chiesto l’allontanamento di quei cronisti o opinionisti che da anni garantiscono la ripresa e la “luce in fondo al tunnel” della crisi, illudendo la gente, senza che questa ripresa mai si palesi?

In tempi difficili, il secondario non può diventare essenziale. Se succede, vuol dire che c’è un serio problema di priorità. Del resto Joseph Pulitzer, sì, quello del famoso premio, lo diceva: “Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile”.

0

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *