Il salvatore della Patria

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Giornali e televisioni hanno ripreso ad interpellare di frequente Mario Monti, il quale negli ultimi tempi è particolarmente solerte nell’esprimere il proprio punto di vista in prima o seconda serata, lui che è sempre stato così schivo e, come andava di moda dire quando era premier, “sobrio”. Un ex presidente del Consiglio è sempre un ex presidente del Consiglio, per carità, ci sta che venga invitato ogni tanto a dire la sua, però, solo per fare un esempio, un altro ex premier come Enrico Letta appare molto più di rado, e non certo per timidezza o perché è spesso in Francia.

La verità è che Monti continua a godere della fama di salvatore della Patria e così viene spesso presentato da giornalisti e conduttori di programmi. Nonostante in tanti abbiano un pessimo ricordo dei provvedimenti del suo governo (novembre 2011-aprile 2013), molta gente continua a pensare quello che una buona parte della stampa e della televisione ha raccontato all’epoca e incredibilmente continua a raccontare oggi. In sintesi: Monti ha preso il Paese che era prossimo al fallimento, ha fatto dure politiche di austerità, magari non sempre eque e azzeccate ma necessarie e ha così almeno evitato che andassimo in default.

Lui stesso avvalora questa narrazione: si presenta negli studi televisivi con quell’aria pensosa e grave che gli è propria e, di fronte alle critiche, fa la vittima (non saprei usare un’altra espressione più efficace) e comunica implicitamente al telespettatore: “Lo so che ti ho fatto soffrire ma sono stato costretto. Ti ricordi lo spread a 500? Ti ricordi che si diceva che lo Stato non avrebbe potuto pagare stipendi e pensioni se non si fosse intervenuti? Quindi, che cosa dovevo fare? Scusami ma non avevo alternative. Del resto non è colpa mia se gli italiani hanno scialacquato in lungo e in largo e poi mi hanno affidato il lavoro sporco”.

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Il pensoso leader bocconiano ospite di Chicco Mentana.

Quando qualche interlocutore interviene per smentire queste parole, spesso il conduttore (si veda il caso di Enrico Mentana nella maratona televisiva di La7 la notte del Brexit) accorre a difesa di Monti, rinnovandogli stima e gratitudine. Ora, non è questa la sede per discutere nel dettaglio della bontà o meno delle politiche di austerità imposte dalla Troika ed eseguite da Monti, ma una domanda va posta: è vero che l’ex premier ha ottenuto dei risultati positivi salvando il Paese?

I dati parlano chiaro: gli indicatori economici fondamentali con Monti sono tutti peggiorati. Il Pil è calato del 2% circa su base annua. La produzione industriale è crollata. La disoccupazione è aumentata. E l’austerità non ha nemmeno migliorato il bilancio statale, visto che il debito pubblico, invece di calare, è cresciuto (e continua a crescere). Si dirà: ma la congiuntura era sfavorevole. Vero, tuttavia a parità di congiuntura, le performance dell’esecutivo dei bocconiani sono tra le peggiori in tutta l’Unione Europea: chi volesse approfondire trova una grande mole di materiale in questa pagina del sito Scenari Economici.

Conosciamo già l’obiezione di chi difende le politiche montiane: “L’economia reale ha sofferto ma era necessario intervenire duramente per abbattere lo spread. Mantenere lo spread alto avrebbe significato il default dell’Italia”. Ora, a parte il fatto che l’Italia non ha mai corso alcun rischio di default (il tema meriterebbe una trattazione a sé), è stato veramente Mario Monti a fare scendere il differenziale tra titoli di Stato italiani e bund tedeschi, come stampa e televisione hanno voluto far credere agli italiani (e molti ancora lo pensano)? Guardate questo grafico.

 

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Lo spread scese, certo ma non a causa dell’avvento di Mario Monti e del suo governo. Scese perché il presidente della Bce si decise a fare quanto la Banca Centrale europea non aveva fatto qualche mese prima per fronteggiare la crisi greca: garantire illimitatamente i titoli dei Paesi membri con iniezioni di liquidità (Ltro) o con semplici dichiarazioni. La bufera dello spread fu creata (scioccamente) da Draghi ed è stato Draghi a fermarla, altro che Monti! Tanto è vero che, lo vedete nel grafico, quasi un anno dopo l’insediamento del governo Monti, lo spread era tornato a quota 500 (estate 2012), segno che le politiche montiane non avevano ottenuto proprio nessun effetto.

Insomma, il governo Monti è stato un disastro per l’economia italiana sotto quasi tutti i punti di vista, altro che salvatore della Patria e padre nobile. Questo non significa però che il sobrio professore abbia lavorato male. Un doppio risultato infatti Monti lo ha ottenuto ed è il doppio risultato che la Troika si aspettava e per cui Monti era stato imposto: riscuotere crediti, versando 60 miliardi di euro al Fondo Salva Stati, per conto delle banche del Nord Europa che si erano esposte eccessivamente soprattutto verso Spagna e Grecia (non verso l’Italia!) e, come il professore ha candidamente confessato in questa intervista televisiva, distruggere la domanda interna per limitare le importazioni (rendendo così le aziende italiane deboli e scalabili).

Mario Monti non è un economista originale ma non è neppure un imbecille: il suo lavoro lo sa fare. Peccato che non lo abbia svolto e non lo svolga a vantaggio degli italiani (come tanti ancora credono) ma a tutto beneficio dei grandi investitori internazionali per cui lavora da una vita. Che ai convegni della Goldman Sachs sia spesso invitato è legittimo. Ma, cari colleghi della televisione, non fatecelo sorbire con questa frequenza in prima serata come salvatore della Patria. A tutto c’è un limite.

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